Quando lo SPAM è reato?

Si fa tanto parlare di privacy e GDPR e tantissimi la ignorano bellamente così sorge spontaneo chiedersi quando lo SPAM è reato?

quando lo spam è reato

Ormai, anche in seguito alle imposizioni del GDPR, si sa che non è possibile mandare un’email pubblicitaria a qualcuno del quale non si sia ottenuto prima il consenso.

O meglio. La cosa è possibilissima ed è sempre stato possibile farlo ma, in teoria, non si potrebbe fare perché è contro la legge.

Penso che più del 70% delle email che mi arrivano con offerte di tutti i tipi sia di questo tipo, perché ci sono siti e servizi ai quali io non ricordo assolutamente di essermi iscritto o di avere dato il consenso.

Resta il fatto che se per disiscriversi è sufficiente un click, non ci sono particolari problemi.

Quindi, in sostanza, quando lo spam è reato ed è perseguibile? Quando si può parlare di trattamento illecito dei dati?

Quando lo SPAM è veramente illecito? Condividi il Tweet

Danno al destinatario

Secondo una pronuncia della cassazione di ottobre 2019, la differenza tra semplice spam e trattamento illecito dei dati sta nella presenza o meno di un danno provocato al destinatario.

E siccome in Italia tutto deve essere interpretato, in cosa consiste questo “danno”?

Sicuramente danno non è il fastidio generato dal dovere cancellare le email non desiderate oppure il fatto di doversi disiscrivere nel caso di una newsletter.

La cassazione dice che deve essere un “pregiudizio” anche non di carattere patrimoniale ma qui si apre il campo a ogni tipo di interpretazione sinceramente perché non saprei, non essendo un avvocato, dare un significato a come uno possa ritenersi danneggiato solo per il fatto di avere ricevuto un’email o anche più di una.

Leggi anche  Email spam senza link. A cosa servono?

È chiaro che se il destinatario manifesta la sua volontà di essere rimosso e nessuno se ne preoccupa o smette di mandargli email, allora sì il danno ci può essere.

Fondamentalmente, e per tirare una conclusione, sarebbe meglio evitare di mandare email a caso sparando nel mucchio e sperando che qualcuno sia interessato. È meglio mandare 100 email a 100 persone realmente interessate piuttosto che 1000 a persone a cui non interessa minimanente quello che hai da dire.

L’unico elemento per dire se una persona è realmente interessata è l’iscrizione alla mailing list. Se l’ha fatta di sua spontanea volontà significa che vuole ricevere quel tipo di informazioni. Starà a te poi decidere cosa mandargli e quando per cercare di tenere sempre alta la sua attenzione, ma questo va oltre lo scopo di questo articolo.

Per chi è più incline a leggere il legalese ecco il link all’articolo che spiega il tutto in maggiori dettagli e con tutti i riferimenti dal caso.

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